Attacchi di Panico

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PORTO ADDOSSO LE FERITE DI TUTTE LE BATTAGLIE CHE HO EVITATO. F.PESSOA

L’ATTACCO DI PANICO NON E’ DI PER SE UN DISTURBO, LO DIVIENE SE E’ RICORRENTE. ESSO PUO’ MANIFESTARSI NEL CONTESTO DI DIVERSI DISTURBI D’ANSIA. È CARATTERIZZATO DA PAURA E DISAGIO MOLTO INTENSI E IMPROVVISI, CHE RAGGIUNGONO L’ACME ENTRO UNA DECINA DI MINUTI, E PUO’ ESSERE DIAGNOSTICATO QUANDO SONO PRESENTI ALMENO QUATTRO DEI TREDICI SINTOMI SOMATICI O COGNITIVI CARATTERISTICI (DSM-IV, 1995/1996)

1. palpitazioni, cardiopalmo o tachicardia
2. sudorazione
3. tremori fini o a grandi scosse
4. dispnea o sensazione di soffocamento
5. sensazione di asfissia
6. dolore o fastidio al petto
7. nausea o disturbi addominali
8. sensazioni di sbandamento, di instabilità, di testa leggera o di svenimento
9. derealizzazione (sensazione di irrealtà) o depersonalizzazione (essere staccati da se stessi)
10. paura di perdere il controllo o di impazzire
11. paura di morire
12. parestesie (sensazioni di torpore o di formicolio)
13. brividi o vampate di calore

I percorsi individuali che portano al disturbo di panico possono essere più di uno. Una situazione di dipendenza da una figura genitoriale, un cambiamento inatteso o non voluto in uno dei momenti cruciali della propria vita, il semplice apprendimento di un comportamento (quello dell’attacco di panico) imparato da altri componenti della famiglia, una situazione particolarmente stressante, una parte di sé che non accetta uno stato di cose ritenuto fino ad allora adeguato.

La terapia non prevede un numero definito di incontri, perché questo numero dipende in gran parte dagli individui e da come si affronta la terapia. La durata, comunque, dipende in maniera preponderante da quanto tempo si soffre del disturbo di panico.
Non si scoprono nuove terre se non si accetta di perdere di vista per molto tempo la terraferma. A. Gide

“Quando viviamo secondo un modello di vita che non ci appartiene, l’energia ristagna e il panico arriva per aprire la gabbia in cui ci siamo imprigionati”. Gli attacchi di panico rappresentano anche qualcosa di potenzialmente positivo: segnali mandati a noi stessi che indicano: “Pensa un po’ a te stesso, ti sei dimenticato che esisti.. !”. Occorre guardare quindi all’ADP non unicamente come un”malessere”, ma piuttosto come un segnale inviato da se stessi e un’opportunità di cambiamento.
Un giorno la paura bussò alla porta, il coraggio andò ad aprire e non
trovò nessuno. (Martin Luther King) (Johann Wolfgang von Goethe)

 

Di seguito viene riportata una testimonianza che il Maestro Giovanni Allevi ha rilasciato alla pagina Ansia-Attacchi di Panico-Agorabobia e al Gruppo DAP attacchi di panico “Inarrestabile voglia di vivere”.
attacchi di panico alleviRingraziamo di questo Giovanni che ha voluto condividere con tutti noi e voi la sua esperienza con il Panico. Non è facile parlarne e lo è ancora di più per chi ha una visibilità pubblica ma nonostante questo il Maestro non ha esitato a mettersi in gioco pur di essere da conforto a qualcuno. Ringraziamo anche Elisabetta che ci ha permesso di avere questo importante contributo.

Amministratori Ansia-Attacchi di Panico-Agorafobia

“Prima di rispondere vorrei ringraziarvi per aver pensato a me. Non so se la mia esperienza possa essere di qualche utilità; mi sforzerò di rispondere nel modo più sincero possibile, senza porre tra me e voi alcun filtro.

Come sono iniziati i tuoi attacchi di panico?

Quando sono stato raggiunto dal Panico (non amo la parola “attacco” e conferisco il maiuscolo alla sua parola perchè per me, come sarà più chiaro in seguito, è una vera e propria entità), non sapevo neppure cosa fosse, ne avevo sentito parlare molto vagamente.
Dicevo, mi ha “raggiunto” in un momento di massima felicità e soddisfazione artistica. Ero appena tornato a casa a Milano dalla mia prima “tournèe” in Cina (solo tre concerti, ma per me rappresentavano un momento di grande cambiamento, l’idea che la mia musica potesse comunicare qualcosa ad un pubblico indipendentemente dai confini geografici). Ero davvero contento, e come faccio in questi momenti, mi sono concesso alcune ore di semplicità assoluta, andando a fare spesa al supermercato. Scegliere gli alimenti, pensare soprattutto che le note musicali si trasformavano in un pacco di pasta, in una scatoletta di tonno…entusiasmante.
Uscito sul marciapiede, con due pesanti buste della spesa, dopo pochi minuti ho sentito che stavo per morire. Non mi dilungo nella descrizione dei particolari che molti di voi già conoscono….il dolore al petto, la paura di avere un infarto, la corsa in ambulanza. E’ stata una dottoressa del Policlinico, diverse ore dopo, a spiegarmi che avevo avuto il mio primo attacco di panico. Ho anche temuto per la mia carriera, ed ho provato a suonare il pianoforte su un tavolo dell’ospedale. Poi tutto è passato.
La sensazione positiva, dopo, è stata quella di osservare dall’esterno la mia vita e tutto quanto mi accadeva intorno, una sensazione piacevole. E l’idea di essere passato ad un livello superiore di un videogioco.

Cosa hai provato dopo il primo attacco di panico?

Per diversi giorni ho provato una sensazione di pace e condivisione. Mi era finalmente concesso di capire, di sentire la fragilità mia e di chi mi passava accanto. Era come se avessi scoperto che esistevano le altre persone. L’Umanità non mi faceva più paura, e guardando passare la gente per strada ho iniziato a provare un tenero affetto. Finalmente ero uno di loro, perchè tutti, e dico tutti, prima o poi assaggiano il sapore amaro dell’ansia. Essere raggiunto dal Panico ha significato entrare in contatto col nucleo fragile dell’umanità. Ciò spianava la strada anche alla mia espressione artistica: essere su un palco, suonare la mia musica, significava incontrare le persone, in una comunicazione profonda di anime, e ciò non aveva nulla a che fare con la parola “successo”, “classifica”, “fama”.
Sempre nei giorni a seguire, con molta serenità, ho riaperto vecchi libri di psicologia dell’università, che avevo studiato forse in maniera nozionistica. Ho anche fatto ricerche su internet sul Panico.
A questo punto devo premettere al lettore che farò affermazioni “controcorrente”, che non vogliono in alcun modo urtare la suscettibilità di chi vive il Panico come una tragedia quotidiana. Consideriamole come un possibile e diverso punto di vista, nulla di più.
Il Panico è una benedizione. Non è stato per me l’incontro con un vuoto paralizzante, in un momento di difficoltà lavorativa o di relazione (come spesso leggevo), ma è stato il contatto con il Tutto, il Troppo, qualcosa di talmente grande da sostenere da non poter quasi respirare, qualcosa di intimamente tragico, legato ad un senso di tenera nostalgia. Davvero, è stato come sentire, in un solo istante, tutte le passioni dell’umanità, le paure, i rancori, le speranze, gli amori, l’eccezionalità di essere semplicemente vivi.
E mi veniva chiesto di “rientrare nella normalità” attraverso l’assunzione di una pasticca. Rientrare nella normalità, è la massima urgenza di questa società, che così può controllarci. Essere normali, essere tutti uguali, è l’imperativo. Poi arriva il Panico, che per fortuna si sbarazza di queste stupide regole, e ci riporta al nostro vero stato: angeli caduti sulla terra!

Quando hai capito di essere più forte di un attacco di panico?

Non ho mai pensato di esserlo.
Le mie ricerche mi hanno condotto al Mito, al Dio Pan dell’antichità, e per la prima volta ho avuto consapevolezza che esistono delle forze misteriose, l’Ansia, il Panico, e la più potente di tutte, L’Eros, che da sempre percorrono l’umanità come fiumi sotterranei.
Se mi date per buona questa possibile interpretazione, come faccio a pensare al Panico come un “disturbo”? Come posso “lottare” contro una forza atavica che in realtà vuole destabilizzarmi e vivificarmi? Chi sono io, minuscolo essere umano, per credermi più forte del Panico? Che gesto di superbia è il mio, quando pretendo di ridimensionare una entità potente come il Panico, ad un banale risultato di un mio altrettanto banale problema di lavoro o di relazione?
Non sono più forte del Panico, non posso esserlo, e quando viene a trovarmi, ciò che posso fare è non opporre resistenza e farmi travolgere.

La tua passione per la musica ti ha aiutato?

E’ vero semmai il contrario. Una volta fatta l’esperienza del Panico, la mia musica ha acquisito il senso di un inno alla vita, ed è diventata terribilmente comunicativa; teneramente, in maniera viscerale ho iniziato a percepire la musica come una missione, cioè il quotidiano incontro con le mie paure, che sono le stesse di chi viene ad ascoltarmi. La musica è diventata un abbraccio, caldo, e la “tecnica” uno strumento da gettarmi alle spalle.

Pensi che questo disagio raggiunga le persone più sensibili del normale?

Certo! La maggior parte delle persone vive la propria esistenza facendosi trascinare dalle stesse cose, dalle solite idee che la società e i media media ci propinano, e anni e secondi preziosi della vita se ne vanno. Solo ad alcuni è invece concesso di percepire in un sol colpo tutta la poesia del mondo, tutto quell’amore, quella nostalgia infinita ed insopportabile. Il mistero. Nulla ci appartiene, nulla è scontato, tutto è nuovo. Per questo sono convinto che chi vive il Panico sia una persona speciale, che va protetta, perchè può indicare a molti una strada lontana dall’omologazione, ma vicina al senso autentico e misterioso della vita.”

Giovanni Allevi